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Gio Ponti
Al tempo dellinaugurazione dellIstituto Italiano di Cultura CM Lerici, i colleghi svedesi di Gio Ponti erano perplessi. Larchitetto Torbjörn Olsson scrisse sulla rivista Arkitektur: Elegante come una scarpa femminile caduta nellerba (...). Con i suoi pregi e i suoi difetti. Raffinata, ma anche effimera, in molti sensi. La Svezia era allora dominata dallInternational Style del dopoguerra, ispirato a Mies van der Rohe e a Le Corbusier. Liberata dalle restrizioni classiche, larchitettura di quel periodo promuoveva unestetica basata sulla ripetizione: forme astratte, strutture aperte da rinnovare allinfinito. Gio Ponti, uno dei massimi esponenti dellarchitettura Italiana del ventesimo secolo, propose un Istituto che andava oltre questi dogmi, contrassegnato da ununità plastica e una forma definitiva e finita, quasi classica, di conseguenza provocando il distacco degli svedesi. Sul palcoscenico svedese, dove luomo del tempo era considerato piu merce tipologica che individuo a se stante, la massima pontiana di un architettura intesa come interpretazione della vita era del tutto estranea. Ciò nonostante, Torbjörn Olsson e i suoi colleghi furono sedotti dalla singolarità dellIstituto Italiano, dall sua distinta snellezza, dalla sua forma carenata di eleganza estrema, da una notevole leggerezza moderna. Come esempio di architettura italiana del dopoguerra lIstituto Italiano presentò al pubblico svedese una prova incantevole della forza del Movimento Moderno.
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Publicato da l'istituto italiano di cultura, Stoccolma, 2002
© 2004 Calimero
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